Bubi

 

E venne, dunque, il momento del distacco.

Doloroso assai non averti più fra i piedi, doloroso assai dover fare a meno di te anche per questi pochi metri che mi rimangono. Sarà, dunque, con il ricordo che ti porterò con me, che sarai sempre al mio fianco sino a quando quei pochi metri saranno colmati e, allora, non ci lasceremo mai più.

Buon viaggio.

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Place des Vosges

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La lettera J sul vetro smerigliato della porta del mio ufficio è praticamente scomparsa, della P invece ne è rimasta quasi la metà. Cognome e attività al momento reggono: Fournier, investigatore privato. Il telefono squilla mentre giro la chiave nella toppa: dopo mesi di silenzio mi sembra un suono celestiale, finalmente un po’ di ossigeno!

Palmiro è scomparso da venti giorni e bisogna fare di tutto per ritrovarlo, costi quel che costi, mi dice la voce all’altro capo del telefono. Siamo tutti addolorati e preoccupati ma Sophie, da allora, non fa che piangere, rifiuta il cibo e non si alza dal letto. Ho paura, aggiunge la voce. che possa fare una sciocchezza, o ammalarsi, perciò la prego non mi dica di no, la pagherò bene. 

Messa a posto qualche carta, chiudo tutto e mi avvio verso Place des Vosges per un sopralluogo. È la prima volta che mi capita un caso di persona scomparsa, e sono alquanto in ansia. Se le casse non fossero state vuote avrei decisamente rifiutato. Il mio campo è  pedinare infedeli e adultere, frugare fra le intemperanze dei corpi e nei bassifondi della carne. Non è il massimo, lo so, ma è quello che ho imparato a fare meglio e che, sino ad ora, mi ha dato da mangiare. Sarà il timore di non essere all’altezza del compito, fatto sta che il passo è lento ed ogni occasione è buona per una sosta. Berrei volentieri un caffè ma non ho il becco di un quattrino e, in zona, non conosco nessuno che possa farmi credito. Mio malgrado, in Rue de Rivoli, mentre aspetto che il semaforo diventi verde, gli occhi cadono sulla mia immagine riflessa in una vetrina, e il cuore ha un sobbalzo. Non è certo una novità, ma quell’uomo insignificante che mi guarda mi fa una grande pena. Un perdente, in buona sostanza, il cui mediocre avvenire era già segnato, strozzato sul nascere da dinamiche malate tra le mura domestiche. Indotto a rimanere in casa a evitare fatti e persone, confronti ed esperienze, non poteva non crearsi un mondo tutto suo, fatto di fantasticherie, avulso dalla realtà. Frustrato costantemente nell’autostima, nelle emozioni e nei sentimenti, disapprovati se non scherniti, non poteva fare altro che soffocarli il più possibile e, pur di ottenere l’approvazione, divenne un finto adulto in un finto bambino. Allevato nei silenzi e nella solitudine disimparò rapidamente a dialogare e condividere. Quell’uomo, dunque, non poteva che pagare dazio una volta fuori l’ovile, una volta affacciatosi in se stesso, oltre che alla vita. Perciò si tuffò sconsideratamente in un connubio già deceduto in partenza, che non fece che ingarbugliare lo stato di fatto suo e quello di un’altra disturbata; perciò procreò senza alcun criterio e perciò disperse il suo patrimonio culturale. In altre parole aggiunse danno al danno, creando ulteriori disastri e vittime, e compromise per sempre qualsiasi tentativo terapeutico.

Il 61 di Place des Vosges è un edificio abitato da benestanti. Cioè pullula di parvenu e cialtroni , espressione tipica dello scadimento culturale imperante, del progresso.

Marito e moglie, in un’atmosfera di ostentata opulenza, mi accolgono non senza manifestare con lo sguardo il loro disprezzo: sicuramente stanno pensando che il mio reclutamento sia stata una leggerezza imperdonabile. Comunque fatto buon viso a cattivo gioco mi espongono i fatti. Sophie, intanto, al centro di una stanza stracolma di giocattoli e di altre cianfrusaglie, esterna il suo dolore davanti a un televisore gigantesco, ammazzando figure antropomorfe col joystick, nel mentre la fantesca di colore, in grembiule e cuffietta di pizzo,  la imbocca.

Piango senza ritegno mentre, di corsa, scendo le scale dopo aver accettato l’elemosina per un oltraggio. 

Palmiro, la foto lo identifica senza dubbi, mi viene incontro scodinzolando nel bel mezzo dei giardini della piazza. Soppeso le tre opzioni a mia disposizione  solo per qualche istante, poi lo porto via con me. Domani poi si vedrà.

 

 

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